Agostino Macrì è un esperto in sicurezza alimentare. Ha un blog su La Stampa, “Cibo e salute”, scrive sul blog Sicurezza alimentare  ed è il responsabile per la sicurezza alimentare dell’Unione Nazionale Consumatori. Prima, ha lavorato all’Istituto Superiore di Sanità come responsabile del Dipartimento di Sanità Pubblica Veterinaria e Sicurezza Alimentare. Ha fatto parte di Comitati Tecnici Scientifici nazionali ed internazionali (Ministeri Salute e “Agricoltura”, Commissione dell’Unione Europea, Codex Alimentarius, EMEA, EFSA). Attualmente insegna “Ispezione degli Alimenti” presso il Campus Biomedico di Roma.

 

 

SICUREZZA ALIMENTARE E OGM

In Italia si possono consumare alimenti OGM ma ne è proibita la coltivazione per il principio di precauzione*. Qualche tempo fa, su diversi giornali, è uscita la notizia che il mais OGM non è solo più sicuro per la salute umana rispetto a quello tradizionale, ma è anche più rispettoso per l’ambiente e più redditizio per gli agricoltori. Al di la del caso specifico, dove sta la verità? L’ogm è sicuro per la salute alimentare o no?

Gli alimenti OGM si ottengono da piante in cui uno o più geni sono stati modificati. Il fenomeno si verifica anche in natura con la selezione delle piante o degli animali. Ad esempio, innestando le nostre viti con la vite americana (naturalmente resistente alla peronospora), abbiamo salvato i nostri vigneti ed evitato di utilizzare dei pesticidi per uccidere questo pericoloso parassita. Qualcosa di simile è avvenuto con il mais OGM. Con una tecnica di bioingegneria è stato introdotto nel mais un gene capace di produrre una sostanza naturale che uccide la piralide, che è un parassita capace di rovinare interi raccolti. Non solo: le pannocchie infestate sono attaccate da funghi che producono micotossine. Con il mais OGM è possibile evitare questo pericolo, ottenendo raccolti migliori sia da un punto di vista quantitativo che di sicurezza. Il mais OGM possiede le stesse caratteristiche nutrizionali del mais convenzionale e non crea nessun problema per gli animali e/o per l’uomo che lo utilizza nella propria alimentazione.

 

SICUREZZA ALIMENTARE E MATERIE PRIME IMPORTATE

Spesso si dice che solo utilizzando prodotti italiani per produrre alimenti industriali si tuteli la sicurezza del consumatore. Lei è d’accordo? Esiste una garanzia di standard?

Non sono  d’accordo. Occorre fare una distinzione tra la la sicurezza e la qualità. Tutti gli alimenti debbono avere un uguale grado di sicurezza. È assurdo pensare che il pomodoro, o il grano, o altri alimenti prodotti in Italia siano più sicuri di quelli di importazione. Eventualmente possono avere migliori caratteristiche organolettiche, ma questo è un altro paio di maniche. Le industrie alimentari che trasformano le materie prime cercano quelle che costano meno, ma le controllano accuratamente ed eliminano dalla lavorazione le materie prime che presentano problemi di sicurezza.

 

SICUREZZA ALIMENTARE E ETICHETTE

L’Europa sta proponendo i semafori in etichetta come soluzione per aiutare i consumatori a scegliere prodotti che dovrebbero essere più sani. Lei cosa ne pensa?

Le indicazioni nutrizionali (in particolare grassi, zuccheri, valore nutrizionale e sale) sono riportate sulle etichette degli alimenti. Con il “semaforo” elaborato dagli inglesi vengono fornite informazioni aggiuntive che mettono “in allarme” i consumatori, invitandoli sostanzialmente a non acquistare quelli maggiormente “calorici”. In questo modo, però, non si tiene conto che certi alimenti, anche se a elevato contenuto calorico, sono consumati in quantità modeste e quindi incidono relativamente sulla dieta quotidiana. Per risolvere il problema sarebbe molto meglio insegnare a leggere le etichette che riportano il valore calorico per ogni 100 grammi e per porzione. C’è anche scritto la quota di calorie in percentuale che viene assunta mangiando una porzione di alimento. Insomma, le informazioni ci sono e in modo completo. Basterebbe che ciascuno di noi sapesse che non deve superare le 1800 calorie giornaliere (per le donne) e le 2000 calorie per gli uomini.

 

SICUREZZA ALIMENTARE E MEDIA

Chi legge i giornali spesso si imbatte in scandali relativi alla sicurezza di alcuni prodotti. Siamo davvero poco tutelati, oppure dovremmo leggere diversamente questi fatti? A cosa dovrebbe stare attento il consumatore per tutelare la propria sicurezza?

A mio avviso i continui scandali e allarmismi alimentari ampliati regolarmente dai media sono spesso il frutto di abili campagne commerciali che, di volta in volta, penalizzano categorie di prodotti a discapito di altre. Basti pensare alla campagna assurda che ha fatto sembrare il latte un potente veleno. Immediatamente e contemporaneamente è cominciata un’insistente e subdola campagna propagandistica di bevande vegetali a base di fagioli di soia e/o di cereali con una marcata evidenziazione di assenza di lattosio (cosa che dovrebbe essere nota poiché il lattosio non è presente nei vegetali). Pochi hanno saputo replicare che mangiando una bella zuppa di fagioli e/o di cereali ci si nutre meglio, con più gusto e si spende molto meno. Anche in questi casi bisognerebbe informare correttamente i cittadini spiegando loro che certi alimenti o certi messaggi pubblicitari servono soltanto a migliorare i bilanci di certe aziende.

*il principio di precauzione si applica quando esistono dubbi sulla sicurezza di un determinato prodotto e non esiste una prova scientifica della sua innocuità.

 

Redazione