Che l’olio sia un protagonista del mangiar sano sulla tavola lo sanno tutti, non a caso medici e nutrizionisti ne raccomandano 3-4 cucchiai al giorno e persino la Food and Drug Administration, ovvero l’istituzione che regolamenta il settore farmaceutico in America, ha sollecitato la popolazione statunitense a lottare contro l’obesità consumando 21 grammi di olio di oliva al giorno. Ma forse non tutti conoscono le differenze all’interno della grande ‘famiglia’ degli oli di oliva e quindi cosa c’è di diverso, per esempio, tra un olio extravergine d’oliva e un olio vergine. Cominciamo a dire che si differenziano tra di loro soprattutto per l’acidità, ovvero la percentuale di acidi grassi liberi espressi come acido oleico in 100 g di olio. Ecco una mini-guida per conoscere più da vicino l’olio di oliva e fare una spesa consapevole che consideri anche le indicazioni in etichetta, un “biglietto da visita” che il consumatore legge sempre più con maggiore attenzione.

 

OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA

Il rappresentante della famiglia più famoso, praticamente irrinunciabile sulle tavole degli italiani. Si definisce così un olio ottenuto direttamente dalla spremitura delle olive, unicamente con processi meccanici e privo di difetti organolettici. La sua acidità non può superare lo 0,8%.

OLIO VERGINE D’OLIVA

Ottenuto dalla spremitura delle olive e esclusivamente da processi meccanici, la sua acidità è compresa tra lo 0,8% ed il 2%. Può presentare qualche difetto, che tuttavia non ne intacca le proprietà nutritive e la salubrità.

OLIO D’OLIVA

È composto da oli di oliva raffinati uniti a olio vergine o extravergine di oliva. La sua acidità non supera l’1%.

OLIO DI SANSA D’OLIVA

È composto da oli di sansa raffinati uniti a olio vergine o extravergine di oliva. La sua acidità non supera l’1%. La sansa di oliva del frantoio, erroneamente considerato uno scarto, è un sottoprodotto della lavorazione delle olive in frantoio, da cui si ottiene un olio per l’alimentazione, che condivide con tutti gli altri oli la presenza dei cosiddetti “grassi buoni”.

Dal punto di vista della composizione, gli oli d’oliva hanno un’alta percentuale di acidi grassi insaturi, in particolare acido oleico e acido linoleico, i “grassi buoni”, così chiamati per i loro effetti benefici sulla salute umana.

L’olio contiene anche beta-carotene (provitamina A), i tocoferoli (vitamina E), composti fenolici importantissimi, questi, sia per la conservazione dell’olio, che per la funzione antinvecchiamento. Molto importanti anche i fitosteroli per la loro azione regolatrice sull’assorbimento del colesterolo.

 

L’ORIGINE DELL’EXTRAVERGINE, ETICHETTA ‘DOCET’

Secondo il regolamento UE n.29 del 2012, la provenienza geografica dell’extravergine prodotto e confezionato in Italia deve essere dichiarata esplicitamente in etichetta, nel campo visivo principale, quindi nella parte anteriore della bottiglia. Ecco le indicazioni consentite dalla legge per informare il consumatore circa l’origine dell’olio d’oliva.

  • Olio extravergine di esclusiva provenienza nazionale: 100% italiano
  • Olio extravergine confezionato con oli prodotti nell’Unione Europea: Miscela di oli di oliva originari dell’Unione Europea
  •  Olio extravergine confezionato con oli prodotti fuori dall’Unione Europea: Miscela di oli di oliva non originari dell’Unione Europea oppure Miscela di oli non dell’Unione Europa
  •  Olio extravergine confezionato sia con oli dell’Unione Europea sia extra-UE: Miscela di oli di oliva originari dell’Unione Europea e non originari dell’Unione Europea

Sempre nel campo visivo principale, deve essere inserita la denominazione di vendita dell’olio. Qualche esempio:

  • Olio Rossi: 100% italiano
  • Olio Bianchi: Miscela di oli di originari dell’Unione Europea

Definizioni legate all’origine diverse da quelle previste dalla normativa, seppure con un riferimento geografico (ad esempio olio romano, olio regionale, etc.), sono tassativamente vietate.

 

I NUMERI DEL SETTORE

In Italia il consumo interno di olio d’oliva si attesta in media sulle 600mila tonnellate l’anno, mentre le vendite all’estero richiedono 400mila tonnellate di olio. Il fatturato diretto del settore ammonta a 2,5 miliardi di euro, mentre l’indotto ne genera 700 milioni. Tutto questo a vantaggio della bilancia commerciale italiana, che ricava dal comparto qualcosa come 114 milioni di euro. Gli occupati, diretti e indiretti, si attestano sulle 15mila unità.

 

Redazione